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 Il Gabbiano Jonathan Livingston: il romanzo che arriva in fondo al cuore

Gabbiano in volo3 

“Il Gabbiano Jonathan Livingston” è un romanzo breve scritto da Richard Bach, pubblicato nel 1970 da Rizzoli editore. Richard Bach è stato un pilota dell’aviazione militare americana, pilota e meccanico aeronautico; ha iniziato la carriera da scrittore con tre racconti di aviazione e ha scritto venti libri.

Con “Il Gabbiano Jonathan Livingston” ha ottenuto uno straordinario successo in tutto il mondo, scrivendo una vera e propria metafora della vita, che insegna a spiccare il volo e andare alla scoperta di sé stessi. Il breve romanzo narra la storia di un gabbiano che non è come tutti gli altri; fa parte di un stormo, ma si distingue per il suo carattere determinato, testardo e molto forte. Il gabbiano Jonathan ha una grande passione per il volo, mentre il resto dello stormo pensa al volo solo come un mezzo per procurarsi cibo, l’unico obiettivo da raggiungere. Nelle prime pagine del libro Jonathan prova ad assomigliare agli altri, cercando approvazione dalla famiglia e dai suoi simili, pensando solo alla ricerca del cibo, ma la sua vera natura verrà fuori e ascolterà le ragioni del suo cuore, le quali lo spingono ad andare oltre e a perfezionare il suo volo, nonostante nessuno fosse d’accordo con lui: infatti il consiglio degli Anziani decide di esiliarlo dallo stormo.

La dedizione per il volo porta Jonathan verso la solitudine, egli prende le distanze dalla sua famiglia e dai suoi cari. Percepisce l’abisso presente tra lui e gli altri: i suoi interessi e le sue passioni sono ben lontane da quelle dei suoi simili. Nonostante questo, non si ferma e non si scoraggia; durante il suo lungo viaggio, incontrerà dei gabbiani che lo aiuteranno a riflettere e a perfezionare il suo volo, fra di loro si sentirà finalmente libero e scoprirà sé stesso. Jonathan Livingston impara velocemente a cavarsela da sé, ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, così chiede al gabbiano più anziano, Chang, che incontra nel suo cammino, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per oltrepassare la soglia dell’ “hic et nunc”. Chang lascerà un testamento a Jonathan dove gli spiegherà come raggiungere la perfezione.Spiega che la perfezione non sta nel volo in sé, ma nel cogliere il segreto dell’amore. Jonathan, soddisfatto del suo viaggio, fa ritorno a casa e tutti iniziano ad avere stima e rispetto nei confronti di Jonathan restandone incantati. Vivrà diverse avventure fino a dimostrare che caparbietà e coraggio riusciranno a farlo spiccare in quel volo acrobatico che lui ha sempre desiderato. Grazie alla sua scorrevolezza e linearità, è un libro adatto a tutti, anche per la sua brevità. L’autore non usa un linguaggio articolato e formale, al contrario, è molto semplice e comprensibile. Questo romanzo è una vera e propria metafora della vita, che fa riflettere molto sul suo senso. Il libro è un inno a chi ha interessi diversi rispetto alla collettività; infatti insegna a fare delle proprie diversità un punto di forza, senza pensare alle opinioni degli altri che, spesso, possono essere spiacevoli e ferire la propria interiorità. La morale è quella di inseguire sempre i propri sogni, ascoltare ciò che si sente e le proprie emozioni, riuscendo ad essere liberi, a costo di sembrare fuori dal comune, ma almeno si riuscirà ad essere sé stessi, perché, in fondo, la diversità è una ricchezza che ognuno di noi dovrebbe accogliere, abbattendo pregiudizi e stereotipi dettati dall’ignoranza. Lo scrittore Richard Bach nel libro riesce a spiegare quanto sia importante vivere pienamente le proprie passioni, anche quando non vengono capite o condivise e ci mostra il sentimento di libertà, che è insito in ognuno di noi, uomo o animale, sentimento che non deve essere trascurato, ma che anzi va curato per farci sentire felici. “Il Gabbiano Jonathan Livingston” contiene un grande insegnamento e, infatti, riesce ad arrivare al cuore e all’anima del lettore.

                                                                                                                                               Emma Giacoia, III A Quadriennale

Articolo inviato dal Prof. Flavio Nimpo.