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MARIO FORTUNATO E LA SAGA FAMILIARE DEL SUO ULTIMO ROMANZO

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Italia, guerra, passioni e tormenti, segreti e misteri: prendete questi elementi e ne verrà fuori Sud di  Mario Fortunato. In questo grande calderone di eventi, storici e familiari, lo scrittore pone il lettore in una realtà letteraria, forse, poco investigata dagli autori contemporanei. Ogni sostantivo, aggettivo e data utilizzata in questo romanzo fanno avanzare la narrazione entro una linea temporale chiara e fluida, che talvolta scorre e altre vortica su se stesso. Ogni personaggio è speciale, caratteristico e inimitabile, partendo da chi osserva il tutto con dovizia di particolari e pacatezza, arrivando a chi osserva il mondo con velata irrealtà ma anche in modo veritiero. La descrizione, a cui assistiamo nel corso del romanzo, non è affatto scontata o eccessivamente semplicistica, bensì ricercata e cucita sul carattere fisico e psicologico dei personaggi: si pensi ad un uomo adulto, cresciuto con gli antichi valori e maturato da un’esperienza lavorativa competitiva o ad un ragazzo che prima nasce con la curiosità di conoscere il mondo, ma che, dopo la crudeltà della guerra, dubita e diffida di tutto e tutti, anche di se stesso. 

Il mondo interiore di alcuni di questi personaggi necessiterebbe di interi libri per essere esternato, ma  Mario Fortunato ha saputo ricercare nella profondità semantica della parola la soluzione, adottando in maniera apollinea termini e metafore che rendono il tutto molto raffinato e comprensibile insieme.

L’autore si pone come narratore esterno, lasciando, però, percepire al lettore di essere stato proprio un diretto testimone degli eventi accaduti nel libro. 

Tutto ciò che si trova in questo romanzo, che definirei drammatico-realistico, è stato proposto come un complesso dipinto eseguito con estrema semplicità da un pittore che, con animo desideroso e puro, ha ricercato ispirazione nella musa divina del verbo. Leggendo il romanzo, l’ambiente descritto è come se venisse a prendere forma e materia nella realtà concreta del lettore, che riesce a percepire persino la gioia o il pesante giogo dell’angoscia emotiva dei personaggi; ogni scena è come estratta direttamente da una cinepresa e resa in realtà aumentata nell’animo dello spettatore/lettore, che non può far altro che ammirare e meravigliarsi del magnifico. Ogni tema, anche se scontato, viene rivisitato in una chiave modernamente rivoluzionaria ed empatica, che conduce il lettore per mano sul sentiero del mondo, portandolo ad osservare il tutto, non dalla confusionaria interiorità del caos, ma da un ideale cannocchiale intellettuale che, dalla pace della riflessione, guida lo sguardo del lettore su ciò che realmente conta. 

Nel complesso il romanzo di Mario Fortunato è davvero un’opera degna di lettura e attenzione, dotata di originalità e modernità.

ALESSANDRO FRANCESCO CERSOSIMO, IV A Quadriennale

Articolo proposto dal Prof. Flavio Nimpo